Il 29 maggio, alla Camera dei Deputati, Francesco Paolo D’Amico, CEO di damico.ai e fondatore del Metodo ORMA, è stato relatore del workshop “Capire l’AI generativa prima di usarla, citarla o regolamentarla”, promosso da Consumerismo No Profit.
Un incontro dedicato a un tema sempre più urgente: comprendere limiti, rischi e responsabilità nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa, soprattutto quando entra nei processi pubblici, professionali, istituzionali e decisionali.
L’obiettivo del workshop non era parlare di AI in modo astratto o promozionale, ma offrire una riflessione concreta su ciò che accade quando strumenti come ChatGPT, Claude, Gemini e altri modelli linguistici vengono utilizzati per scrivere testi, produrre sintesi, preparare documenti, analizzare informazioni o supportare decisioni rilevanti.
Perché l’AI generativa può essere uno strumento straordinario.
Ma solo se viene usata con metodo, consapevolezza e responsabilità.

I temi affrontati durante il workshop
Durante l’intervento sono stati approfonditi alcuni dei punti più delicati legati all’uso dell’AI generativa:
- la differenza tra usare l’AI come supporto e usarla come fonte;
- il rischio delle allucinazioni, cioè risposte false o non verificabili presentate con tono credibile;
- la necessità di controllare sempre fonti e riscontri;
- il problema della conoscenza non sempre aggiornata dei modelli;
- la Shadow AI, ovvero l’uso di strumenti di AI fuori dal perimetro autorizzato o governato da un’organizzazione;
- l’Effetto Placebo Digitale, cioè la tendenza a fidarsi dello strumento perché comunica bene;
- la qualità dei prompt come primo presidio di responsabilità;
- la Modalità Zero, come criterio operativo per ridurre risposte inventate, ambigue o non verificabili;
- la Vigilanza Decisionale, cioè la capacità di riconoscere quando una risposta dell’AI non sta solo informando, ma sta orientando una scelta.
Il filo conduttore dell’intervento è stato chiaro: una risposta dell’AI può essere ordinata, elegante e convincente, ma questo non significa che sia vera, aggiornata o utilizzabile senza controllo.
Nei contesti seri, la forma non basta.
Servono fonti, riscontri e responsabilità umana.

I numeri: l’adozione dell’AI corre più veloce della governance
Uno dei passaggi centrali del workshop ha riguardato i dati sull’utilizzo dell’AI nei contesti lavorativi.
Durante l’incontro è stato evidenziato che il 47% dei lavoratori italiani utilizza strumenti di AI in azienda, ma solo il 19% lo fa esclusivamente attraverso piattaforme ufficiali autorizzate. Inoltre, il 41% dichiara di svolgere, grazie all’AI, attività che altrimenti non sarebbe in grado di compiere.
Questi numeri mostrano una tendenza molto chiara: l’intelligenza artificiale è già entrata nel lavoro quotidiano, spesso prima ancora che aziende, enti e istituzioni abbiano definito regole, procedure e criteri di controllo adeguati.
Il problema, quindi, non è se l’AI verrà utilizzata.
Il problema è come verrà utilizzata.
Senza metodo, l’AI può diventare una scorciatoia rischiosa.
Con il giusto approccio, invece, può diventare uno strumento di supporto, orientamento e potenziamento delle capacità umane.
Perché questo evento è importante per damico.ai
La partecipazione alla Camera dei Deputati rappresenta per damico.ai un passaggio importante, perché conferma la centralità di una visione che il progetto porta avanti fin dalla sua nascita: l’intelligenza artificiale non va solo adottata, ma compresa, guidata e personalizzata.
Il Metodo ORMA nasce proprio da questa esigenza.
Non basta avere accesso a uno strumento potente.
Occorre capire come quello strumento interagisce con il nostro modo di pensare, decidere, comunicare e valutare le informazioni.
L’AI, infatti, non lavora mai nel vuoto.
Risponde alle nostre domande, si adatta al contesto che le forniamo, segue la direzione dei nostri prompt e, se non viene guidata correttamente, può anche amplificare automatismi, conferme implicite, fretta decisionale o fiducia eccessiva nello strumento.
Per questo damico.ai lavora su un principio preciso: rendere l’intelligenza artificiale non solo più utile, ma anche più consapevole, verificabile e coerente con la persona che la utilizza.

Dall’uso dell’AI alla Vigilanza Decisionale
Uno dei concetti centrali portati nel workshop è stato quello di Vigilanza Decisionale.
La Vigilanza Decisionale non riguarda soltanto la verifica tecnica di una risposta.
Riguarda una domanda più profonda:
questa risposta mi sta solo aiutando a lavorare meglio, oppure sta orientando una scelta?
È una distinzione fondamentale.
Perché l’AI non deve necessariamente decidere al posto nostro per influenzarci. A volte basta una risposta ben costruita, fluida, ordinata e apparentemente neutra per indirizzare il nostro ragionamento verso una direzione precisa.
Per questo il vero salto culturale non è usare l’AI per avere risposte più rapide.
È imparare a usarla per fare domande migliori, vedere i limiti del nostro ragionamento, individuare alternative, riconoscere ciò che va verificato e mantenere il controllo umano sul processo decisionale.
La direzione: educazione, metodo e responsabilità
L’intervento alla Camera dei Deputati conferma una convinzione alla base di damico.ai: l’intelligenza artificiale non può essere affrontata solo come tema tecnologico.
È anche un tema culturale, formativo, etico e decisionale.
Servono strumenti.
Ma serve soprattutto educazione all’uso degli strumenti.
Servono competenze tecniche.
Ma serve anche capacità critica.
Servono modelli avanzati.
Ma serve un metodo per usarli senza delegare giudizio, verifica e responsabilità.
Per damico.ai, questa è la vera sfida dei prossimi anni: aiutare persone, professionisti, aziende e istituzioni a costruire un rapporto più maturo con l’intelligenza artificiale.
Non per usarla di meno.
Ma per usarla meglio.
Con più lucidità.
Con più controllo.
Con più responsabilità.
Perché il futuro dell’AI non dipenderà solo dalla potenza degli strumenti.
Dipenderà soprattutto dalla qualità del rapporto che sapremo costruire con loro.
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